Ciao Davide

Ok, sono passati dodici giorni da quell’infernale 4 marzo.
Ho voluto aspettare appositamente perché parlando troppo presto avrei fatto la figura dell’avvoltoio.
Dello sciacallo.
Di quello che vuole utilizzare la notizia della dipartita di un giovane ragazzo come “effetto boomerang” per ottenere visibilità.
Invece è un pezzo che non pubblico nulla qui sopra.
L’ultima cosa pubblicata fu proprio un saluto a Davide.
Eppure, prima di quello, c’era stato un silenzio inusuale.

“Silenzio”.

Ecco la parola chiave di questo post.
L’addio di Astori è stato caratterizzato proprio da questo.

E, fidatevi, nel calcio (a maggior ragione nel nostro, quello italiano) è una situazione tutto tranne che comune.
Il minuto (interminabile, straziante ed emozionante) di silenzio che ha preceduto Fiorentina-Benevento è stato irreale.
Un intero stadio che se ne rimaneva lì, fermo e immobile, silente e tranquillo, rilassato e in pace, ad onorare la memoria di chi ci ha lasciati troppo presto.
E la stessa condizione si è protratta prima all’intera città di Firenze, per poi diffondersi a macchia d’olio su tutto il Belpaese.
Nelle case delle persone, la mia compresa.
Mia madre ha smesso di cucinare il pranzo della domenica per assistere ad un pre-partita, tanto per farvi capire quanto profondo è stato il taglio lasciato da questa scomparsa.

Silenzio, certo.
Ma anche “rispetto”.

E, tornatevi a fidare di me, anche questo si vede poco nel calcio italiano (e globale).
Siamo talmente ottusi, concentrati ed innamorati dei nostri colori da non accorgerci che trattiamo i nostri rivali sportivi con disprezzo.
Ho frequentato diversi stadi in Italia e, tutte le volte, ne esco con il voltastomaco.
Parlo “dei miei” perché li ho visti di persona: posso dire che gli ultrà della Juventus sono ridicoli.
C’è chi non guarda la partita.
C’è chi non conosce i calciatori.
C’è chi non segue il risultato.
C’è chi va solo per litigare.
C’è chi va solo per stare in mezzo alla confusione.
C’è chi va solo per FARE la confusione.
C’è chi va solo per avere la scusa di alterare la sua personalità con droga o alcol.
C’è chi non ama il calcio veramente.
C’è chi dice di tifare Juve, ma non è così.

Parlo di una ristretta parte, per l’amor di Dio, ma purtroppo queste cose si verificano spesso e volentieri.
E chi è protagonista di queste azioni spesso si giustifica con il fatto di essere sempre presente allo stadio, considerandola casa propria.
Come se le regole civili e le leggi dello Stato lì dentro e per quei 90 minuti non esistessero.
Se poi anche le forze dell’ordine si mettono ad appoggiare questa loro filosofia, allora, cadiamo nella corruzione.
Nella mafia, quasi.

Cosa piace a me del calcio? L’emozione che riesce a darmi.
E vedere Buffon, Chiellini, Barzagli, Allegri e tutti gli altri che vengono applauditi a Firenze è da pelle d’oca.
Vedere Bonucci piangere e dover chiudere l’intervista è da brividi.
Vedere Vitor Hugo segnare ed esultare assieme a tutti quei cuori che battevano all’unisono è stato semplicemente magico.
Senza considerare tutte le coincidenze che si è portata dietro quella marcatura.

Eppure, dopo qualche giorno di buonismo ed ipocrisia, eccoci tornati al punto di partenza.
Si finirà di nuovo ad offendere qualche avversario o, ancora più grave, ad augurare la morte ad un calciatore rivale.
Avete visto? Sono riuscito a scrivere per la prima volta la parola “morte” soltanto ora.
Perché ho visto la reazione di un paese di cuore com’è l’Italia di fronte ad un doloroso e non voluto addio.
E’ nelle disgrazie che ci appoggiamo e che ci aggrappiamo ai nostri punti fermi.
E allora Gianluigi torna ad essere il capitano della nostra Nazionale e non più il condottiero di quella “squadra di ladri” che è la Juventus.
Bonucci non è più “l’infame traditore e mercenario” capitano del Milan, ma torna ad essere soltanto l’umano Leo.
Quello pieno di sentimenti ed emozioni.

E Davide, alla fine?
Alla fine Davide non c’è più.

E, sinceramente, quello che mi da più fastidio è vederlo dipinto come un campione immortale o un fenomeno del calcio.
Cercate di non fraintendermi per favore perché questo passaggio è delicato.
Astori ha avuto una carriera discreta, divisa tra tanto Cagliari, pochissima Roma, poca Nazionale e abbastanza Fiorentina.
Senza Gonzalo Rodriguez ne era addirittura diventato capitano, probabilmente per meriti umani e di nazionalità (oltre a quelli sportivi, ovviamente).
Eppure ho letto e sentito tanta ignoranza ed ipocrisia sulla memoria di quello che era a tutti gli effetti un buonissimo calciatore, ma nulla più.
Chi ci lascia genera un ricordo positivo della sua esistenza, sulla quale i veri avvoltoi e i veri sciacalli marciano sopra.
Tutti quei giornalisti o admin di pagine web che hanno dipinto Davide come il top player e fuoriclasse del calcio italiano (che oggettivamente NON E’ MAI STATO) hanno semplicemente mangiato la carne morta del suo cadavere.
Scusate le parole forti e le immagini raccapriccianti ma queste sono cose che mi fanno imbestialire.
Un po’ come le reazioni popolari alle parole di Dani Alves (premessa: il brasiliano mi sta fortemente antipatico).
Quanti hanno davvero ascoltato l’intervista del terzino? Pochi.
Quanti hanno letto soltanto un breve riassunto su un social network? Tanti.
E qui, quei tanti, hanno sbagliato tutto.

Di persone ne muoiono ogni giorno, non scordiamocelo mai.
Come dice bene Dani, muoiono pure i bambini.
Eppure, se muore un personaggio famoso, cambia tutto.
Credo che la sospensione dell’intera giornata di Serie A quella domenica sia stata una buffonata.
Ipocrisia pura e mancanza di rispetto. Era da rinviare la Fiorentina (sicuramente) e il Cagliari (forse).

Sapete perché?
Perché viviamo in una società ignorante, in cui la maggior parte delle persone va avanti senza pensare o porsi problemi. Di nessun genere.
Dove l’importante è andare allo stadio la domenica ad offendere e ad augurare la morte ad un giocatore avversario soltanto perché ci segna contro.
Mentre fa il suo mestiere.

E poi?
E poi se succede davvero una disgrazia come questa diventiamo agnellini che vogliono onorare la memoria di un calciatore di cui conoscevamo poco o niente.
Like, condivisioni, commenti, post, immagini, video e commozione.
Perché è una moda.
Perché è una tendenza.
E perché siamo ignoranti.

Davide, devo ringraziarti.
Perché mi hai regalato qualche giorno di utopia.
Sembrava essere tutto perfetto.
Sembrava che si potesse convivere per sempre in perfetta armonia nel tuo ricordo.
Ma era solo un castello di carte e, alla prima ventata, è crollato tutto.
Sono sinceramente dispiaciuto per la scomparsa di un padre di famiglia prima e di un professionista italiano poi.
Credo vivamente che tutto questo sia tragico perché un atleta che muore in questo modo a 31 anni è assurdo.
Non posso fare altro che augurarti un tranquillo e meritato riposo.

Ti ringrazio nuovamente, questa volta in maniera definitiva, perché sei quasi riuscito nel miracolo sportivo.
Penso che sia impossibile realizzarlo in modo permanente ma non si sa mai.
Sorprendimi, Davide.
Come hai sorpreso tutti quanti quella maledetta domenica mattina.
E proteggi i tuoi cari dall’alto.

Ciao Asto, buon viaggio.

Luca Toselli Administrator
Luca Toselli, nato a Mirandola il 25 luglio 1992. Laureato in Informatica, calciatore amatoriale, juventino viscerale. Adoro internet e i social network: il modo migliore per urlare a gran voce i miei pensieri sportivi. Dal 2014 gestore di un canale YouTube da oltre 130.000 iscrizioni.
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