Il bello di tifare Juventus

Rigore è quando arbitro fischia
Inizio citando Vujadin Boškov per raccontare quella che è stata una delle partite più emozionanti della mia vita (sì, alla fine l’ho vista).
Non parlerò di arbitraggio, errori e rigori perché non è mai stato nelle mie corde e nei miei interessi.
L’ho sempre detto: a me piace parlare di calcio, non del resto.
E devo essere il primo in assoluto a dare il buon esempio.
Anche perché da una vita sostengo la tesi di Mourinho sulla sudditanza psicologica e credo realmente che esista.
Figuriamoci al 90′ al Bernabeu di un Real due volte di seguito campione d’Europa
La tensione è tanta e pesante, il rigore si può fischiare tranquillamente.

Qualche tempo fa avevo fatto un piccolo e veloce post per raccontare di come sia impossibile essere oggettivi quando si parla di calcio.
Ci sono troppi sentimenti in gioco, troppi affetti e troppi nomi troppo ingombranti.
Io stesso faccio fatica a concentrarmi e a dire le cose il più vicino possibile alla realtà.
Quando Ronaldo ha saltato più alto di tutti per quella sponda aerea a Lucas mi si è fermato il cuore.
Ormai era evidente.
Benatia gli frana addosso (ripeto, non voglio nemmeno parlare dell’eventuale dubbio dell’episodio), l’arbitro indica il dischetto, Madrid si ferma.
E’ calcio di rigore. Proprio come diceva Vujadin.

Eccolo il momento che cambia tutto.
E’ proprio questo.

 

Buffon non ci vuole credere.
L’adrenalina viene prodotta ancora più velocemente di prima, se possibile.
Il fisico, la mente e l’anima di Gigi non ce la fanno più.
E’ uno sforzo psicologico enorme ed è umano non riuscire a reggere quella forza d’urto.
Sei nello stadio più iconico ed imponente di tutta Europa, stai vincendo con tre gol di scarto come mai nessuno aveva fatto prima in Coppa, contro l’unica squadra in grado di vincerla due volte di fila.
La stessa formazione che solo dieci mesi prima, in Galles, te l’aveva strappata dalle mani.
Per la terza volta in carriera, dopo Milan e Barcellona.

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L’impresa “remuntada” è a solamente dieci secondi.
E’ lì, si può vedere e toccare.
La storia può essere riscritta.
Il miracolo è pronto per essere raccontato.

E invece no.

Invece Ronaldo va ancora una volta in cielo, proprio come a Torino con quella super rovesciata.
Tocca la palla di testa.
Torre perfetta per Vasquez.
Il resto lo sappiamo, è esattamente QUEL momento di cui parlavo prima.

Gianluigi non ce la fa.
Gianluigi esplode.
E’ l’ultima in una Champions che mai ha vinto e mai vincerà.
Prova a far ragionare l’arbitro, essendo il Capitano della squadra ne ha tutto il diritto.
Il direttore di gara viene accerchiato, la tensione parte e arriva alle stelle.
Tutti protestano: juventini e madrileni senza nessuna distinzione.
Oliver è soffocato, ha bisogno di ossigeno.
Estrae dal taschino la bomboletta di colore rosso e la sventola in faccia a Gigi.
Espulso.

Il Bernabeu è in festa.
Vede i fantasmi allontanarsi da Madrid.
Eppure non può non applaudire un Campione del Mondo che scrive la parola “fine” alla sua vita europea.
Standing Ovation, come era accaduto all’altro Capitano Alex solo qualche anno prima.

Real Madrid CF v Juventus Football Club - 2008 2009 UEFA Champions League matchday 4 - Stadio Santiago Bernabeu
Non voglio andare oltre perché fa troppo male.
Voglio soffermarmi sulle dure parole di Buffon nel post partita, che sono sicuramente da condannare.
Non possono uscire dalla bocca di un UOMO maturo, responsabile ed esperto come lui.
Capitano della Juventus e della Nazionale Italiana di calcio.
Quarto classificato al Pallone d’Oro dopo i due alieni di Barcellona e Real Madrid e dopo Neymar, l’acquisto più costoso di sempre.
Gianluigi ha sbagliato.
E’ evidente.

Ricordate la premessa? E’ difficile parlare di calcio e rimanere obbiettivi.
Soprattutto quando i sentimenti, gli affetti e i nomi si mettono di mezzo.
Ecco perché l’intervista di Gianluigi, per quanto sbagliata, mi ha dato una carica emotiva pazzesca.
Sono stato fiero ed orgoglioso di avere Gigi come Capitano e come rappresentante della mia squadra.
Mi sono sentito onorato di essere juventino.
E’ stato un momento estremamente piacevole.

Però poi il raziocinio ha preso il sopravvento: perché un’istituzione come Buffon ha detto cose tanto pesanti?
Quelle sono frasi da tifoso da bar. Sicuramente non da calciatore.
Poi ho capito.

Come è difficile per me, per voi o per tutti parlare con onestà intellettuale di una cosa che amiamo come la nostra squadra, lo è pure per loro.
Soprattutto per loro.
Soprattutto se hai dedicato l’intera carriera al bianco e al nero.
Soprattutto se a 28 anni decidi di scendere in Serie B da Campione del Mondo.
Soprattutto se la Champions è l’ultimo trofeo che ti manca.
Soprattutto se ami la Juventus più di me, ed è estremamente difficile.
Soprattutto dopo i 90 minuti di Madrid.
Gigi è stato ipocrita, perché era lo stesso che disse che non si era accorto del gol di Muntari ma che in ogni caso non avrebbe aiutato l’arbitro.
Ancora una volta ha sbagliato, perché a distanza di anni ha fatto dichiarazioni che cozzano l’una con l’altra.
A volte però dimentichiamo quanto tifosi possano essere i calciatori stessi.
Più di noi, che la viviamo in maniera dopotutto parziale.
Soprattutto dimentichiamo che abbiamo a che fare con uomini che, come noi, hanno pregi e difetti.
Non sono macchine.
Provano sentimenti.
Ragionano.
Parlano.
A volte sbagliano, altre emozionano.
Ogni tanto compiendo la stessa azione, come ieri sera.

Sono quindi fiero, orgoglioso, emozionato, onorato, contento ed eccitato di tifare Juventus.
Di poter esultare per uno 0-3 a Madrid quando a crederci eravamo ormai rimasti quattro gatti.
Di potermi permettere di dire “io ci credo” già a poche ore dalla sconfitta di Torino.
Di essere preso per matto mentre con cautela invito a credere al miracolo.
Di volerci credere sempre e FINO ALLA FINE.
Perché la Juventus è la squadra più tifata d’Italia e questo è sia un bene che un male.
I tifosi bianconeri sono purtroppo troppi.
Spesso leggo commenti di personaggi che la Juve non la meritano.
Chi ieri sera non credeva nell’impresa dovrebbe avere il coraggio di abbandonare la Signora.
Chi continua a non amare alla follia un allenatore capace come Allegri dovrebbe arrendersi all’evidenza di quattro anni di alti livelli in Champions.
Ricordo per chi mangia poco fosforo: due finali e due eliminazioni assurde come quella di ieri e quella con il Bayern sulla mancata spazzata di Evra.
Zero trofei europei, vero, ma ci stiamo lavorando.
Quello di ieri sera è stato un capolavoro di tattica, grinta e cuore.
Spero vivamente che Max sieda sulla nostra panchina ancora a lungo, ma ho paura che questo possa non succedere.
Ho il sentimento che queste saranno le ultime partite della sua gestione, mi auguro di sbagliare.

Sono praticamente ventidue anni che la “Maledetta” non torna a Torino.
Sono sette finali perse su nove e tante notti indigeste come quella di ieri.
Sono lacrime, fatica e bestemmie raccolte in anni di tentativi.
Sono uomini come Gigi, condottieri come Max e tifosi come Luca.
Sono sogni, speranze ed emozioni.
Sono cose che solo uno sport bello e di merda come il calcio possono darti.

Per questo quando la vinceremo sarà ancora più bello.
Per questo aspetto fiducioso la prossima stagione.
Per questo e tanto alto sono orgoglioso di essere juventino.
E lo sarò per sempre, #FinoAllaFine dei miei giorni.

Grazie ragazzi.
Ora prendiamoci il quarto “Double” consecutivo.

 

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Io che prima di dormire decido di acquistare su Juventus Store.

Luca Toselli Administrator
Luca Toselli, nato a Mirandola il 25 luglio 1992. Laureato in Informatica, calciatore amatoriale, juventino viscerale. Adoro internet e i social network: il modo migliore per urlare a gran voce i miei pensieri sportivi. Dal 2014 gestore di un canale YouTube da oltre 130.000 iscrizioni.
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4 risposte a “Il bello di tifare Juventus”

  1. Complimenti Luca,
    Ho letto tutto d’un fiato la tua lettera aperta, sei un esempio di sportività che non esiste.

    Questa lettera dovrebbero leggerla tutti i tifosi di ogni colore e applaudire come sto facendo io.

    Io sono Milanista, mi tolgo il cappello di fronte a uno Juventino come te.
    Complimenti
    Salvatore.

  2. Bellissimo articolo, veramente. Quando Buffon ha parlato nel post partita mi sembrava di averlo accanto, tutta quella collera e quella grinta sono uscite dallo schermo fino ad arrivare in camera mia. Non lo si può incolpare, perchè a questo punto, eravamo, siamo e saremo tutti colpevoli P.S. Per me quello non era rigore, ma è una mia opinione

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