Il “mio” Leonardo

Ci siamo.
Stanno tornando.
Parlo ovviamente dei calciatori che erano in ritiro in questi giorni di partite internazionali.
Assieme a loro sta quindi tornando la Serie A.
E, di conseguenza, la Champions League.

Lo ammetto: non ho guardato neppure un minuto disputato dalla Nazionale Italiana in queste partite.
Motivo? Non mi interessava.
E, a quanto pare, non mi sono perso nulla. Anzi, mi sono risparmiato 180 minuti di sofferenza e rabbia.
Non andremo ai Mondiali, questo ormai l’ho capito.
O meglio, non ancora.
Lo capirò davvero quando l’arbitro fischierà l’inizio della prima partita quest’estate.

Per chi tiferò?
Per chi simpatizzerò?
Chi mi auguro che vinca?
Nessuno.

Io sono italiano e tifo Italia.
Fine.
Non ci siamo? Buon divertimento e che vinca il migliore, non mi importa chi sarà.

La Nazionale mi ha deluso profondamente e, chi mi segue da 4 anni, sa quanto io sia legato all’azzurro.
Quasi quanto al bianconero.
E proprio dal bianconero ora esigo il salto di qualità che determina la differenza tra una buona squadra e un top team.
Prima il Milan, poi il Real Madrid.
Due partite di fuoco che valgono una stagione intera.
Perdere il campionato sarebbe un disastro, uscire dalla Champions contro i campioni in carica no.

Ma non mi importa.

Fino alla fine” deve essere più di uno slogan.
Deve essere un inno e uno stile di vita.
Poi il pallone è tondo e può succedere di tutto, ma in questi giorni si deciderà una buona fetta di campionato.

Perché alla Juventus funziona così.
Se vinci vieni ricordato, se alla fine arrivi secondo hai fallito l’anno.
Tra 10 stagioni nessuno si ricorderà che nei primi tre mesi del 2018 hai fatto una super rimonta sul miglior Napoli di sempre non prendendo nemmeno un gol in campionato.
Si andrà a sfogliare l’albo d’oro e si guarderà chi è risultato campione a fine stagione.
In Europa è differente, perché sei oggettivamente una squadra che parte dietro.
E lo dice la storia del club.
Tra sfortuna e merito degli avversari hai vinto soltanto due Coppe dei Campioni su nove finali giocate.

NE HAI PERSE SETTE.

E la differenza tra vincitore è sconfitto è enorme.
Il secondo è soltanto il primo degli ultimi.
La medaglia d’argento è soltanto dolore, sofferenza ed imbarazzo.
Ed è giusto essere presi per il culo dagli avversari.

Eppure la Juventus continua a crederci.
Prendendo ispirazione dai fumetti Marvel potrei quasi dire che siamo come l’HYDRA: quando le tagli una testa, ce ne saranno altre due che prenderanno il posto di quella precedente.
E allora penso alla prima Juve di Allegri, quella della finale persa contro il Barcellona.
I titolari a Berlino furono i seguenti: Buffon; Litchsteiner, Barzagli, Bonucci, Evra; Pirlo, Marchisio, Pogba; Vidal; Tevez, Morata.
La panchina vantava Storari, Ogbonna, Padoin, Sturaro, Pereyra, Coman, Llorente. Chiellini ed Asamoah erano in tribuna per infortunio.
Facendo due rapidi conti, da quel giugno 2015, sono “sopravvissuti” solamente sei giocatori.
Bonucci, Evra, Pirlo, Pogba, Vidal, Tevez, Morata e tutta la panchina ad eccezione di Sturaro se ne sono andati.

Via da Torino.

Eppure sono arrivati giocatori fantastici come Sandro, Alves, Benatia, Khedira, Pjanic, Matuidi, Bernardeschi, Dybala, Higuain, Szczesny, Rugani, Mandzukic, Cuadrado e tantissimi altri.
Vedete? Tagliata una testa ne sono cresciute altre.
Ancora più forti.
Proprio Bonucci sarà il nostro prossimo avversario in campionato.
Il “mio” Leonardo, che vorrà impedire alla “sua” Juve di superare anche se stessa.
Quest’anno sarebbe il settimo di fila. Non c’è mai riuscito nessuno. E’ obbligatorio provarci FINO ALLA FINE.
Così com’è obbligatorio tentare il tutto per tutto in Champions.
La storia racconta che nella doppia sfida li abbiamo quasi sempre mandati a casa. E ora hanno paura.
Nel 2015 esultavano (giustamente) per aver evitato Bayern e Barcellona in semifinale. Sognavano la finale “classica” all’Olympiastadion di Berlino.
Dove Pirlo, Buffon e Barzagli sono diventati prima campioni del mondo, poi giocatori con il cuore infranto.

Alla fine gli spagnoli l’hanno preso nel culo.
Quelli di Madrid, almeno.
Quelli di Barcellona hanno esultato.
Io sicuramente no.
Io ho pianto.

Perché il calcio è questo: garantisce euforia per la vittoria e depressione per la sconfitta.
A giugno avremo un tifoso juventino e uno napoletano con stati d’animo completamente opposti.
Come tra poco succederà con quelli del Real.

Ma noi siamo pronti.
Non abbiamo paura di nessuno ma rispettiamo tutti.
Perché la storia ci impone di credere nel tricolore e urla a pieni polmoni chiedendo un cambio di direzione nelle finali europee.
E se l’azzurro quest’anno mi ha deluso profondamente, non mi resta che fare un all-in sul bianconero.

Come sempre,
#FinoAllAFine.

Luca Toselli Administrator
Luca Toselli, nato a Mirandola il 25 luglio 1992. Laureato in Informatica, calciatore amatoriale, juventino viscerale. Adoro internet e i social network: il modo migliore per urlare a gran voce i miei pensieri sportivi. Dal 2014 gestore di un canale YouTube da oltre 130.000 iscrizioni.
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